5 errori dei genitori da evitare nell’educazione dei figli

Autore

A cura di Lucia Antolini, psicologa-psicoterapeuta a Verona.

Fare i genitori è un compito arduo. Non esistono corsi o istruzioni valide per ogni situazione e spesso ci si trova a dover decidere come comportarsi con i propri figli senza sapere quale sia la scelta migliore.

Ogni genitore cerca di fare il meglio possibile sulla base delle proprie esperienze. A volte, tuttavia, ci si accorge che ciò che si sta facendo non è funzionale: non si riesce a intendersi con i propri figli e ogni sforzo sembra non portare al risultato desiderato.

Questa vuole essere una piccola guida, non certo esaustiva, per aiutare i genitori a porsi alcune domande sull’educazione dei figli, sia piccoli sia più grandi.

family, holding hands, parents, child, mother, father, little girl, daughter, together, parenthood, girl, kid, love, outdoors, people, support, parenting, family, family, family, family, family, parents

1. Sostituirsi ai figli

Fare le cose al posto dei figli può impedire al bambino di acquisire competenze e sviluppare progressivamente la propria autonomia personale.

Quando si parla di sostituirsi ai figli non si intende soltanto preparare la cartella, vestirli o fare in parte o completamente i compiti al posto loro.

A volte, senza accorgersene, i genitori pensano anche di sapere ciò che il figlio vuole dire e rispondono al suo posto quando un altro genitore, un nonno o un amico gli rivolge una domanda.

In questo modo il figlio non ha nemmeno l’occasione di cimentarsi nel dare una risposta, di chiarire a se stesso ciò che pensa e di imparare a esprimere le proprie ragioni.

Qualcuno si intromette per aiutare il bambino, per rendergli la vita più facile. Ma quale messaggio può arrivare al figlio?

“Faccio io, lo faccio meglio, tu non sei bravo a difenderti.”

Nel tempo, questo atteggiamento può contribuire a far sentire il figlio meno competente e a ridurre la fiducia nelle proprie capacità.

Quando un genitore interviene sistematicamente al posto del figlio, può quindi ostacolare lo sviluppo dell’autonomia e contribuire a una maggiore insicurezza, alla paura del giudizio degli altri e a difficoltà nel relazionarsi con persone al di fuori della famiglia.

2. Mancare di coerenza nelle regole

Una società organizzata si fonda su regole condivise. Stabilire alcuni comportamenti che tutti devono rispettare permette di rendere più semplice e prevedibile la vita quotidiana.

Anche i bambini hanno bisogno di regole e, quando sono molto piccoli, di routine che li aiutino nel percorso di crescita.

È utile che le regole siano condivise e, soprattutto quando i figli diventano più grandi, costruite anche attraverso la loro partecipazione. Questo può aiutarli a sentirsi responsabili nel rispettarle.

Una volta stabilita e condivisa una regola, però, è importante mantenere una certa coerenza anche rispetto alle conseguenze.

La mancanza di coerenza può confondere i bambini e rendere più difficile per loro comprendere i limiti, rispettare gli altri e imparare a far rispettare se stessi.

La coerenza educativa non significa rigidità. Significa offrire al bambino riferimenti sufficientemente chiari e prevedibili, lasciando allo stesso tempo spazio al dialogo e alla flessibilità quando la situazione lo richiede.

3. Cercare di essere amici dei propri figli

Essere genitore è molto diverso, e molto di più, che essere un amico.

È comprensibile che un genitore desideri avere un rapporto affettuoso e aperto con il proprio figlio. Tuttavia, essere disponibili all’ascolto non significa rinunciare al proprio ruolo educativo.

I bambini non sono piccoli adulti. Hanno meno esperienza e hanno bisogno di adulti che sappiano accompagnarli e guidarli.

Fare “gli amici” può significare, in alcuni casi, lasciare che siano i figli a decidere cosa vogliono e che il genitore si limiti a eseguire le loro richieste.

Questo atteggiamento non è necessariamente utile, perché rischia di caricare il bambino di una responsabilità che non gli appartiene.

Ciò non significa che debba decidere tutto il genitore.

Il figlio è una persona in formazione, con le proprie preferenze, esigenze e punti di vista, che vanno ascoltati e tenuti in considerazione. Questi elementi possono essere mediati con l’esperienza dell’adulto.

Il figlio va coinvolto. È importante informarlo, quando è possibile e adeguato alla sua età, delle difficoltà e delle motivazioni che stanno alla base delle scelte.

La responsabilità, però, deve rimanere al genitore.

Il bambino può sentirsi protetto da un genitore che lo coinvolge, lo ascolta e lo accoglie, ma che allo stesso tempo sa essere una guida sicura e autorevole.

4. Accontentare ogni richiesta

In linea con quanto detto sul genitore “amico”, anche dire sempre sì ai figli non è necessariamente un comportamento utile.

È naturale che ci voglia una certa elasticità.

Se, per esempio, un bambino non vuole andare a letto, può essere utile fermarsi un momento per capire le sue motivazioni e concordare un piccolo spazio di tempo per fare insieme qualcosa di gradito, senza però stravolgere completamente la regola.

Esistono inoltre situazioni eccezionali nelle quali può essere ragionevole fare un’eccezione.

L’eccezione può aiutare il bambino a comprendere che le regole esistono, ma che possono essere interpretate con una certa flessibilità quando la situazione lo richiede.

Accontentare sistematicamente ogni richiesta, invece, può rendere più difficile per il bambino sperimentare il limite, accettare un “no” e sviluppare progressivamente autonomia e capacità di affrontare ciò che non va secondo i propri desideri.

5. Evitare ai figli ogni piccola frustrazione

Nella vita di tutti i giorni non è raro che ai nostri figli capitino piccoli eventi imprevisti, delusioni o situazioni che non vanno come vorrebbero.

Impedire sistematicamente ai bambini di vivere queste esperienze e di fare piccoli sforzi per superarle può limitare le occasioni attraverso cui sviluppano capacità di affrontare gli imprevisti e crescere sul piano emotivo.

Questo non significa essere spettatori disinteressati.

Al contrario, i genitori possono essere presenti dal punto di vista emotivo e aiutare il bambino a comprendere la nuova esperienza.

Proprio ciò che non va nel senso desiderato può, infatti, diventare un’occasione per imparare qualcosa di importante.

Il compito del genitore non è eliminare ogni difficoltà dalla vita del figlio, ma accompagnarlo mentre impara gradualmente ad affrontarle.

Se i genitori riescono a non perdere il controllo, possono insegnare anche attraverso il proprio esempio che le difficoltà possono essere affrontate con serenità e intelligenza, invece che attraverso lamentele, insulti o urla.

Domande frequenti sull’educazione dei figli

Quali sono gli errori più comuni che fanno i genitori con i figli?

Tra gli errori che un genitore può commettere ci sono il sostituirsi ai figli, la mancanza di coerenza nelle regole, il tentativo di essere sempre amici, l’accontentare ogni richiesta e il proteggerli eccessivamente dalle piccole frustrazioni.

Cosa succede se faccio sempre le cose al posto di mio figlio?

Fare sistematicamente le cose al posto del figlio può ridurre le occasioni in cui il bambino sperimenta le proprie capacità e sviluppa autonomia e fiducia in sé.

Aiutare un figlio non significa necessariamente sostituirsi a lui.

Come posso aiutare mio figlio a diventare più autonomo?

È possibile lasciargli uno spazio adeguato alla sua età per provare, sbagliare, trovare soluzioni e chiedere aiuto quando ne ha realmente bisogno.

L’obiettivo non è lasciare solo il bambino, ma accompagnarlo senza fare automaticamente le cose al suo posto.

Perché è importante dare regole ai bambini?

Le regole aiutano i bambini ad avere riferimenti chiari e prevedibili e possono accompagnarli nello sviluppo della responsabilità e dell’autonomia.

È importante che le regole siano comprensibili e che il genitore mantenga una certa coerenza nel farle rispettare.

Come essere coerenti nell’educazione dei figli?

Essere coerenti significa mantenere riferimenti sufficientemente chiari e prevedibili, senza confondere il bambino con regole che cambiano continuamente.

La coerenza non significa però rigidità: possono esserci eccezioni e momenti in cui è utile ascoltare le esigenze del figlio e adattare una regola alla situazione.

È sbagliato essere amici dei propri figli?

Un genitore può avere con il figlio un rapporto affettuoso, aperto e basato sull’ascolto senza rinunciare al proprio ruolo educativo.

Il bambino ha bisogno di essere ascoltato e coinvolto, ma anche di avere un adulto che sappia assumersi la responsabilità delle decisioni.

Perché dire sempre sì ai figli può essere un problema?

Accontentare sistematicamente ogni richiesta può rendere più difficile per il bambino sperimentare il limite, accettare un “no” e affrontare situazioni nelle quali non può ottenere immediatamente ciò che desidera.

Come aiutare un bambino a gestire la frustrazione?

Non è necessario eliminare ogni piccola difficoltà.

Il genitore può rimanere presente, ascoltare il bambino, aiutarlo a comprendere ciò che sta provando e accompagnarlo nella ricerca di una soluzione.

Come capire se sto proteggendo troppo mio figlio?

Un possibile segnale è la tendenza a intervenire sistematicamente al posto del bambino, anche quando potrebbe affrontare autonomamente una situazione adeguata alla sua età.

La domanda da porsi può essere: “Mio figlio ha davvero bisogno del mio intervento oppure posso lasciargli lo spazio per provare?”

Come favorire l’autostima dei figli?

Lasciare ai figli la possibilità di sperimentare le proprie capacità, riconoscere i loro sforzi e permettere loro di assumersi gradualmente piccole responsabilità può aiutarli a sviluppare maggiore fiducia nelle proprie capacità.

Come essere un genitore autorevole senza essere troppo rigido?

Essere autorevoli non significa decidere tutto senza ascoltare il figlio.

Significa riuscire a mantenere la responsabilità adulta, coinvolgendo il bambino nelle decisioni quando è possibile e spiegando, quando è appropriato, le ragioni delle regole e dei limiti.

Come aiutare un figlio senza fare le cose al suo posto?

Il genitore può offrire sostegno, spiegazioni e incoraggiamento senza sostituirsi automaticamente al figlio.

Lasciare che il bambino provi a risolvere una difficoltà adeguata alla sua età può diventare un’occasione per sviluppare autonomia e fiducia nelle proprie capacità.

Quando le difficoltà educative diventano difficili da gestire

Non esiste un manuale capace di fornire una risposta valida per ogni famiglia.

Le difficoltà educative possono dipendere dall’età del bambino, dalla situazione familiare, dalle caratteristiche del genitore e del figlio e dal momento che la famiglia sta attraversando.

Quando il rapporto tra genitori e figli diventa fonte di conflitti frequenti, insicurezza o difficoltà che sembrano difficili da affrontare autonomamente, può essere utile confrontarsi con un professionista.

Quando può essere utile confrontarsi con un professionista?

Lucia Antolini è psicologa-psicoterapeuta a Verona, iscritta all’Albo degli Psicologi del Veneto con il n. 10070. Il suo approccio principale è cognitivo-comportamentale e la sua attività professionale comprende anche il lavoro sulle relazioni familiari, sulle difficoltà relazionali e sulle dinamiche che possono svilupparsi nel rapporto tra genitori e figli.

Nel lavoro con le famiglie, comprendere una difficoltà educativa significa considerare non soltanto il comportamento del bambino, ma anche il contesto relazionale nel quale cresce e il modo in cui il genitore e il figlio si relazionano tra loro. Le difficoltà nell’autonomia, nella gestione delle regole, nell’accettazione dei limiti o nella tolleranza della frustrazione possono avere significati diversi a seconda della situazione familiare e dell’età del bambino.

Per questo, quando le difficoltà educative diventano frequenti e difficili da gestire, può essere utile fermarsi a comprendere che cosa sta accadendo nella relazione tra genitore e figlio, quali modalità vengono utilizzate e quali possono essere maggiormente funzionali.

Un primo colloquio può aiutare a fare chiarezza sulla situazione e a valutare quale tipo di supporto possa essere indicato.